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Mito e Storia

“Uno degli errori della cultura tradizionale è quello d’insistere in una rigorosa e artificiale distinzione fra storia e mito. Secondo tale distinzione, la storia è unicamente un insieme di fatti documentati:dati che possono essere sottoposti a un’analisi quasi scientifica, superare tutta una serie di test e dimostrare in tal modo che qualcosa è realmente avvenuto. [...] Il mito, d’altro canto, viene messo da parte come irrilevante o secondario rispetto alla storia. Il mito viene relegato nel regno della fantasia, della poesia e della novellistica. Il mito viene considerato come falso abbellimento o la falsificazione dei fatti, una distorsione della storia, e quindi qualcosa da eliminare senza pietà. [...]

Nella misura in cui accendono la fantasia e rimangono vivi nell’immaginazione della gente, gli eventi e i personaggi storici sfumano impercettibilmente nel mito [...]

Si può osservare – ed è stato osservato – che tutta la storia scritta o riportata è essenzialmente una forma di mito. Qualsiasi resoconto storico è orientato verso i bisogni, gli atteggiamenti e i valori dell’epoca in cui viene compilato e non di quella a cui si riferisce. Qualsiasi resoconto storico è necessariamente selettivo: include certi elementi e ne omette altri. Qualsiasi resoconto storico, non foss’altro in virtù della sua selettività, sottolinea certi fattori e ne trascura altri. [..]

La storia non consiste soltanto di fatti e di eventi. Consiste anche di relazioni fra fatti ed eventi e dell’interpretazione, spesso fantasiosa, di tali relazioni. In ogni atto interpretativo entra necessariamente in gioco un elemento mitico. Perciò il mito non è più distinto dalla storia. Al contrario, ne diviene una parte inseparabile.

M. Baigent, R. Leigh – Il Tempio e la Loggia. Newton & Compton editori, 1998. pp. 97-100

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